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  • vulcanomarino

ANDIAMO ALLO ZOO?

Aggiornamento: 31 ago 2022


Perché i vegan non frequentano zoo, acquari, delfinari e circhi




Quando si introduce l'argomento vegan si sente sempre parlare dell’alimentazione (cosa mangiano, non mangiano, carenze per l’organismo, ecc.) o, tutt’al più, cosa indossano…


Normalmente non si pensa - o non si sa - che l’alimentazione è solo un aspetto dell’essere vegan che, invece, coinvolge la totalità della vita di una persona.


Degli aspetti legati all’abbigliamento VivereV ne ha già parlato (Piacevoli morbidezze e Cambio d'abito 1) ma oggi vuole chiarire perché un vegan esclude dalla propria vita tali tipi di "spettacoli".


La visione di un vegan si basa sul concetto che l’Uomo non sia superiore alle altre specie animali e che non detenga su di loro alcun diritto: disporre della loro libertà e della loro vita sfruttandoli in tutti i modi possibili. Il concetto di Antispecismo.


"Spettacoli" come i circhi, le mostre, gli zoo, gli acquari, i combattimenti tra cani, galli o altri animali, le corse di cani e cavalli, sagre e quant'altro rappresentano sfruttamento, maltrattamento, privazione della libertà e del diritto alla propria vita, mercificazione e quindi oggettificazione degli esseri viventi.


Va da sé che un vegan non possa supportare tali attività.


Le motivazioni che vengono date a favore di questi sistemi sono fondamentalmente due: lo "scopo educativo" e la "conservazione delle specie" come "contributo" all’estinzione, ma non possono essere considerare valide come giustificazioni.


La realtà, come sempre, è ben più complessa ed è un’altra.

E lo vediamo.



IL CIRCO



Le condizioni in cui gli animali sono tenuti sono delle peggiori: gabbie piccolissime, poca luce, condizioni igieniche assolutamente insufficienti, continui spostamenti su lunghi percorsi, condizioni climatiche inadatte…

Nulla hanno più in comune con i loro simili che vivono in natura.


Quelli vediamo sono animali completamente snaturalizzati perché viene tolto loro tutto: la libertà, la dignità ma anche ogni esigenza biologica ed etologica.


Per il divertimento nostro e dei nostri bambini sono forzati, maltrattati, ridicolizzati e ridotti ad automi obbligati alle stesse azioni ripetitivamente per tutta la loro vita.

Ad esempio, gli elefanti - come spiegato ne Il gigante buono - stabiliscono complessi rapporti sociali all’interno del proprio branco e con gli altri.

Qui invece si trovano bloccati con due corte catene alle zampe, immobilizzati nei box insieme ai loro escrementi dondolando ossessivamente la testa, unico movimento possibile. Impazziscono per l’inedia, la prigionia, la forzatura e la tristezza.

Le tigri, animali in natura solitari che spaziano per centinaia di chilometri, si trovano a vivere costrette in pochi metri quadrati e nelle stesse condizioni igieniche - a volte anche con altre specie feline - girando avanti e indietro nervosamente nella gabbia.


Entrambe le specie vivrebbero in luoghi caldi ma in questa realtà sono sottoposte a qualunque condizione climatica.


Sono solo due esempi ma esaustivi della condizione di vita di ogni animale nei circhi.


Tutti reagiscono alla prigionia, alla costrizione, all’impossibilità di esplicare ogni loro comportamento naturale con movimenti ripetitivi e compulsivi, con atteggiamenti aggressivi, con problemi nervosi.


Per realizzare lo "spettacolo" la loro volontà viene piegata con privazioni e violenze, e vengono continuamente mortificati e condizionati. Ogni esercizio così perfetto che vediamo ha dietro di sè mesi di maltrattamenti, forzature, privazioni.


Per addestrarli vengono percossi con botte, pungoli e fruste e privati di cibo e acqua.


Sai come insegnano agli elefanti a rizzarsi sulle zampe? Viene appoggiato loro sotto la gola un ferro rovente!

Ai leoni e alle tigri estraggono gli artigli e limano i denti: questa è la prima azione per renderli inoffensivi. Si prosegue poi legandoli, stendendoli a terra e percuotendoli con bastoni finchè non avranno capito che non devono reagire.


La nota Liana Orfei ha spiegato lei stessa in un libro che, per insegnare alle tigri a salire su uno sgabello, vengono utilizzate fame e botte. Poi si dà loro la carne finchè non si rendono conto del meccanismo. Se sali avrai da mangiare, se non sali botte!

Ci sono individui che non si piegano nemmeno di fronte a tutto ciò arrivando a morire o di ferite o di inedia.


Secondo te per un orso è naturale ballare? E’ naturale per un elefante mantenere il proprio peso sulle zampe posteriori? O per leoni e tigri passare attraverso un anello di fuoco? Per tutti stare in una gabbia o incatenati a vita?


Ma il circo ci ha sempre detto che vuole bene ai propri animali…


Mi dirai: ai bambini piace il circo. Ma i bambini sono proprio coloro che amano gli animali più di un adulto, hanno ancora questa sensibilità. Prova a spiegare loro tutto ciò che succede agli animali di un circo e vedrai che non ci vorranno più andare.


Infine: la legge (n.337 del 1968) ha sempre riconosciuto una "funzione sociale" al circo che è sempre stato sostenuto da fondi pubblici. Quindi anche dai tuoi, che magari non vorresti fossero destinati a tale vergogna.



IL DELFINARIO O PARCO ACQUATICO



Altro non sono, anche questi, che circhi per animali marini dove anch’essi vivono imprigionati e costretti a ridicoli esercizi.


I metodi non cambiano: privazioni, maltrattamenti, violenza e isolamento come "punizione".


L’addestramento si basa, anche in questo caso, sul privarli del cibo in modo da portarli all’obbedienza.


In natura questi splendidi e intelligentissimi animali corrono velocemente in spazi infiniti. In un delfinario con pochi colpi di pinna arrivano da un bordo all’altro della vasca.


La mortalità di delfini e orche marine (animali con complessa struttura sociale - vedi L’orca assassina) è alta e la loro vita è molto più breve rispetto a quella in natura dove vivono in gruppi uniti e arrivano fino a 50 anni di età.

In un delfinario la metà di quelli catturati in mare non supera i 2 anni e gli altri non vanno oltre i 5, raramente arrivano a 20.


Questo a causa delle malattie che si sviluppano nella vita in vasca, del livello di cloro e altre sostanze e perché tanti - privi di spazi e libertà, senza più una struttura sociale per loro importante e forzati ad un'esistenza innaturale - si lasciano andare.

Uno dei delfini della serie TV Flipper degli anni ’60 è morto suicida auto-inducendosi l’asfissia.

Per i delfini, infatti, il respiro non è automatico come per noi ma conscio: devono risalire la superficie per prendere aria, per questo non dormono mai.

Se la vita per loro diventa insopportabile decidono di non respirare più


Così si continua a catturarne di nuovi in mare per rimpiazzare quelli morti.


A causa dello spazio limitato delle vasche i delfini si stressano e per questo vengono sedati con dei calmanti.


Come avviene per tutti gli animali tenuti in cattività (circhi, zoo, laboratori, ecc.) anche tra i delfini ci sono stati molti casi di autolesionismo e di aggressività verso i compagni o gli addestratori.


Quando li vedi in un delfinario ti sembrano felici e contenti di ciò che stanno facendo solo perchè la loro bocca è naturalmente "sorridente", ma come vedi non è così.




LO ZOO



Gli animali trascorrono la loro esistenza in gabbie o spazi comunque circoscritti e insufficienti (i cosiddetti bioparchi) per il naturale svolgimento della loro vita di specie, spesso in solitudine, esposti ad un clima per loro inadatto (ma pensa agli orsi polari o ai pinguini, ad esempio), con la vicinanza costante dell’uomo.


Tutto ciò provoca in loro stress, sofferenza, ansia e depressione presentando comportamenti ossessivi, depressivi o aggressivi.


Gli animali hanno bisogno di essere liberi, di correre o camminare, di relazionarsi con i loro simili, di vita di branco e della Natura non di sbarre e cemento!!!


Le nascite di cuccioli sono eventi rari, perché?

E quando nascono in cattività non potranno mai essere rilasciati nel loro habitat perché incapaci di sopravvivere.




GLI ACQUARI



Stessi tipi di sofferenze sono riscontrabili anche tra gli animali che vivono in queste strutture.

Non ci sono le sbarre ma pareti di vetro che li imprigionano ed è triste vedere andare avanti e indietro continuamente animali che spesso in natura vivono in gruppi di centinaia, o migliaia di individui spaziando senza limiti.


Non potendo condurre una vita secondo le esigenze di specie, come per gli abitanti degli zoo anche i pesci presentano nervosismo, depressione, disorientamento o spavento.

I pesci sono molto più vicini agli umani di quanto non si pensi.

Figuriamoci poi un delfino in un acquario!


E’ doveroso fermare tutta questa sofferenza e queste morti che hanno come scopo il nostro "intrattenimento".


Semplicemente non visitando e non dando i nostri soldi a circhi, delfinari, zoo e acquari.


Portare i nostri bambini in questi luoghi non è istruttivo per loro: possono solo imparare ad ignorare la sofferenza di questi animali e a divertirsi su di essa.

Molto di più imparerebbero dai documentari - ormai così tecnologicamente sofisticati ed esplicativi - dove potrebbero conoscerli nella loro vera vita ed essenza invece di vederli snaturati e stressati a dondolarsi ossessivamente o ad andare avanti e indietro.



Come dicevo all’inizio, queste strutture ci vengono presentate come il miglior sistema per preservare le specie in estinzione ma gli animali nati in cattività - mi ripeto - non possono essere rilasciati nel loro habitat: non sopravviverebbero…è solo una giustificazione, fumo negli occhi!


Anche la supposta funzione educativa non regge: cosa puoi apprendere di un animale, delle sue abitudini, della sua vera vita vedendolo dietro le sbarre o in una vasca, in una piscina o dentro ad un circo, triste o stressato?


Il vero scopo di queste strutture non è né la scienza né la vera preservazione delle specie né l’educazione ma l’intrattenimento e il business.


Si rivela la nostra natura specista che vede gli altri esseri viventi alla nostra mercè: una proprietà che ci sfama, ci veste, ci intrattiene.


VivereV non condivide affatto questa visione: gli animali sono fatti per loro stessi, sono fatti per vivere liberi nel loro ambiente padroni della propria esistenza.


Nessuna sofferenza è eticamente accettabile per un nostro vantaggio.


Perciò non portare tuo figlio al circo, al delfinario, allo zoo o all’acquario ma insegnagli il rispetto e l’amore per gli altri esseri viventi.

Faglieli conoscere attraverso un bel documentario o portandolo in Natura ad osservarli nel loro ambiente.

Puoi scaricare questo bel libretto preparato da AgireOra dove potrà conoscere cosa sono queste realtà ed imparare come meglio amare gli animali.

Vedrai che non ti chiederà più di portarlo in uno di questi luoghi e, in futuro, sarà una persona più consapevole.


Faglieli conoscere così



Questi sitemi uccidono la dignità, la libertà e l'equilibrio mentale di animali tenuti prigionieri a vita.


Al giorno d'oggi abbiamo tutte le possibilità e le scelte per smetterla finalmente di vivere sulla loro pelle. Possiamo trascorrere un'esistenza veramente libera da sofferenze, una vita cruelty free!


Perciò, VivereV ti esorta a non andare più al circo, allo zoo, all'acquario o a un delfinario, ora che sai cosa in realtà vedi veramente davanti a te!!!


Fonti







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