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  • vulcanomarino

ALTRE FAVOLE CON ANIMALI

e la loro morale



Già avevamo visto qualche favola sugli animali. Oggi VivereV te ne vuole raccontare qualcun'altra tra le più note di Esopo.


Potranno essere utili come strumento di insegnamento ai tuoi bambini, ma ne potranno giovare anche gli adulti 😉


La favola è un racconto breve che permette di arrivare a una verità morale, cioè a un insegnamento, appunto.


Esopo - per comunicare qualcosa di importante - utilizzava animali parlanti contraddistinti da un carattere ben definito.


Il potere "educativo" risiede tanto nella facilità di immedesimazione nei personaggi (animali), specialmente per un bambino, quanto nel carattere e nell'approccio ben delineati e riconoscibili rispetto alla vita.

Un bambino ha estrema facilità a rimanere affascinato dal comportamento dei personaggi, dal loro modo di reagire e dalle situazioni.

Fin da piccolo inizia a riconoscere inganno, astuzia, verità, giustizia e ingiustizia e ritrova tutto applicato nelle favole.

Soprattutto è il finale ad essere importante perchè potrà fare riferimento al proprio vissuto quotidiano e trovare le indicazioni di comportamento più etiche.



La Volpe e l'uva



(Favola famosissima arrivata a noi grazie anche a Fedro)


Una volpe vagava tranquilla per il bosco e, dopo aver bevuto ad un ruscello, si mise alla ricerca di cibo perchè cominciava ad essere affamata.

Dopo un pò trovò una bella vigna piena di bei grappoli d'uva.

Non vedendo nessuno all'orizzonte, prese la rincorsa e con un salto cercò di afferrare un grappolo.

Riprovò con più rincorsa ma...anche questa volta niente! Tentò una terza volta con una rincorsa ancora maggiore: nulla da fare! Non ci arrivava.

La sua pancia brontolava sempre di più per la fame e così provò e riprovò altre volte riuscendo sempre ad arrivare solo ad un soffio dal grappolo.

Era ormai stremata dalla fatica e dalla fame e guardò se ci fossero altri grappoli più bassi: niente. Diede ancora un'occhiata a tutti quei bellissimi grappoli e poi disse a se stessa: "Meglio così, tanto quell'uva è ancora acerba e mi avrebbe fatto venire il mal di pancia".

Ma sapeva benissimo che non era vero...

Se ne andò via sconsolata, affamanta e con la coda tra le gambe alla ricerca di qualcosa che avrebbe potuto prendere con più facilità.


Morale: non bisogna disprezzare qualcosa solo perchè non lo si può avere, meglio impegnarsi o trovare un'altra soluzione. Ammettiamo umilmente di non riuscire in qualcosa.



Il Leone e il Topo




Un maestoso leone della foresta stava riposando all'ombra di un albero controllando se, in lontananza, ci fosse qualcosa da cacciare ma non vedeva nulla di interessante.

Il tempo passava ma all'orizzonte ancora niente. Nel frattempo la sua pancia cominciava a brontolare per la fame.

Pensò allora di spostarsi in un'altra zona, un pò seccato di doversi alzare.

Proprio in quel momento un topolino corse verso le sue zampe e il leone, lesto, lo bloccò per la coda pregustandosi quel bocconcino come antipasto.

Il povero topino iniziò a supplicarlo di non mangiarlo ma il leone, sorridendo, cominciò ad avvicinarlo verso di sè.

Ancora il topino lo supplicò spiegandogli che lui - così piccolo - lo avrebbe saziato solo per pochi minuti e le sue ossicine avrebbero potuto andargli di traverso.

Il leone pensò che questo era vero e smise di trascinarlo verso di sè.

Il piccolo animale gli disse che gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita.

Così il leone lo lasciò andare. A dire il vero più per la fatica di ingoiare un così piccolo pasto che che per pietà.

"Forse un giorno ci rivedremo" disse al topino che lo ringraziò e sparì tra le sterpaglie.

Il leone si incamminò dentro la foresta in cerca di altre prede ma, all'improvviso, rimase intrappolato in un legaccio messo da qualche cacciatore.

Capì di non avere più scampo perchè quando cercava di liberarsi, più tirava e più il legaccio gli stringeva le zampe. Dopo molti tentativi si rassegnò alla sua sorte.

Ad un certo punto sentì un movimento nella corda e si accorse che il topolino che aveva incontrato prima stava tagliando il legaccio con i suoi denti.

Il leone si sorprese molto perchè non avrebbe mai pensato che un così piccolo animale gli avrebbe potuto salvare la vita.

Così gli disse: "Topolino, io ti ho risparmiato la vita e adesso tu salvi la mia! Questo ti fa molto onore".

Il leone fu finalmente libero e la risposta del topino fu: "Quando si dà la parola, la si mantiene". "Certo" - rispose il leone "Ora siamo pari e anch'io ti sarò riconoscente per tutta la vita!"


Morale: chi è grande e forte non deve fare il prepotente ma essere gentile con tutti, anche con il più piccolo essere vivente. L'aiuto più importante per la nostra vita potrebbe arrivarci proprio da lì.




La Lepre e la Tartaruga



Una lepre si vantava di correre più veloce di tutti e, ogni volta che ne aveva l'occasione, non mancava di prendere in giro la tartaruga che, invece, camminava molto piano. Nel tempo che lei impiegava a fare un passo la lepre sosteneva di poter arrivare dall'altra parte del bosco.

Ma la tartaruga non le badava e continuava per la sua strada tranquillamente.

Un giorno in cui la lepre continuò a denigrarla in modo più antipatico del solito, si sentì finalmente arrivare una risposta dalla tartaruga che la esortava a non vantarsi troppo, perchè anche lei avrebbe potuto essere battuta.

La lepre, ridendo, colse l'occasione e le lanciò una sfida, ben sicura di poterla vincere.

La mattina successiva, dopo aver stabilito il percorso, entrambe partirono per raggiungere il traguardo.

Dopo solo due balzi, la lepre si rese conto di essere così avanti rispetto alla tartaruga che decise di fermarsi un pò e di schiacciare un pisolino, vista la lentezza dell'avversaria. In ogni caso, con altri due balzi avrebbe sicuramente recuperato.

Mentre dormiva sognò che la tartaruga era già al traguardo, si svegliò di soprassalto ma la vide a nemmeno un terzo del percorso.

Rilassata, pensò che avrebbe anche potuto fare uno spuntino.

Ogni tanto la teneva d'occhio: la sua avversaria era a poco più di metà tragitto e così decise di pranzare con alcuni suoi amici. Mangiò e si divertì senza più preoccuparsi, tanto la tartaruga era ancora lontana dall'arrivo.

Decise persino di fare un altro sonnellino, tanto era così rilassata e tranquilla della vittoria...troppo tranquilla perchè, al suo risveglio, era già il tramonto e fu presa dal panico.

Cercò la tartaruga e la vide a pochi centimetri dal traguardo. Così partì come una furia per raggiungerla ma...ormai era troppo tardi...la tartaruga era lì ad aspettarla!

Capì così di aver sottovalutato quella sfida e che avrebbe potuto metterci un pò più di impegno: sarebbe arrivata prima in ben poco tempo.

La tranquilla tartaruga la rassicurò dicendo: "Non essere triste: tutti possiamo perdere nella vita. E ricorda che chi va piano, va sano e va lontano".


Morale: ad essere troppo presuntuosi e ritenersi migliori degli altri si rischia di rimanere senza niente in mano. Quindi non bisogna mai sottovalutare gli altri.

Ma anche: ci vuole calma per ottenere ciò che si desidera



La Cicala e la Formica



(Anche questa è molto famosa, e da Esopo è arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine)


Durante un'estate molto calda una cicala se ne stava sdraiata sotto il ramo di un albero.

Non aveva voglia di sudare con quella temperatura ma le piaceva solo stare a cantare tutto il giorno.

Vicino a lei vedeva passare di continuo una formica che andava avanti e indietro, sempre carica di pezzetti di cibo, legnetti, sassolini, ecc.

Vedendo come fosse sudata la formica, cominciò a prenderla in giro e la invitò a riposarsi e a cantare con lei.

La formica ringraziò e rispose di essere troppo indaffarata a mettere vie le provviste per l'inverno e a sistemare la sua casetta per proteggersi dal freddo per quando sarebbe arrivato.

La cicala insistette facendo presente che l'estate era lunga e l'inverno ancora lontano, quindi avrebbe potuto rilassarsi e pensare alla provviste più avanti.

Ma la formica continuò il suo lavoro senza darle retta.

Passarono giorni, settimane e mesi ed ecco arrivare l'inverno.

La cicala vagava per campi e prati nel gelo in cerca di qualcosa da mangiare e riparandosi dal freddo dove capitava.

Una sera in cui il buio ormai era sceso vide una casina illuminata. Avendo fame e freddo bussò e chi si trovò davanti? La formica bella al calduccio con qualcosa che cuoceva e mandava un buon profumino.

Chiese alla cicala cosa volesse ed essa rispose di avere fame e di non avere un tetto dove passare la notte.

La formica la guardò con compassione e le ricordò quando d'estate, mentre faticava per costruirsi la casa e mettere da parte le provviste, lei non pensasse altro che a cantare.

La fece entrare e la aiutò me le fece promettere di aiutarla per la prossima estate.

La cicala promise, imparò la lezione e la ringraziò.


Morale: chi non fa nulla non ottiene niente e bisogna impegnarsi e, se si vuole arrivare preparati di fronte alle difficoltà future, bisogna darsi da fare.



Il Corvo e la Volpe



Un corvo se ne stava su un ramo guardandosi intorno in cerca di qualcosa da mangiare.

Dopo poco vide una famiglia che stava facendo un picnic e che, sopra il telo steso sul prato, c'era un bel cesto pieno di pezzi di formaggio.

Si lanciò in picchiata, ne afferrò uno e tornò sul suo ramo tutto contento.

Sotto al ramo stava passando una volpe che vide subito il formaggio nel becco del corvo e pensò che avrebbe voluto prenderselo lei.

Ma il ramo era troppo alto e, nemmeno con un salto, ce l'avrebbe fatta.

Allora usò la sua astuzia : salutò il corvo e lo adulò per le sue belle penne.

Il corvo, sapendo che tipo fosse, si fece sospettoso e si chiese come mai la volpe gli facesse questi complimenti.

Ma la volpe continuò parlandogli anche del suo bel portamento, del suo bel becco e di quanto sarebbe stato bello ascoltare le melodie e le canzoni che ne sarebbero uscite.

Al corvo non parve vero ricevere tanta adulazione e finì col pensare di avere effettivamente delle belle penne, un bellissimo becco e una bella voce.

Fu così felice che volle dimostrare quanto fosse bravo nel canto e così aprì il becco dal quale usci solo un "Cra! Cra! Cra!".

Il pezzo di formaggio cadde, la volpe aprì la bocca, salutò e ringraziò il corvo e se ne andò via nel bosco.

Il corvo rimase con le ali e il becco aperti e comprese di dover stare più attento, di non farsi ingannare dai complimenti e di cercare di capire quando sono sinceri o no.

Morale: non bisogna mai fidarsi di chi fa troppi complimenti nè cedere alla propria vanità, ma rimanere umili anche quando ne riceviamo. Non sempre sono sinceri!



Al Lupo! Al Lupo!




(Altra favola tra le più famose di Esopo conosciuta anche come Lo scherzo del pastore)


Ad un pastorello un pò monello piaceva fare sempre scherzi con i quali si divertiva un sacco.

Arrivò un periodo in cui alcuni cacciatori avevano avvistato un grosso lupo nel bosco vicino al paese, il quale si aggirava in cerca di cibo. Alcune pecore, infatti, erano sparite molto probabilmente prese dal lupo.

Il papà del pastorello gli disse di fare la guardia al suo gregge di dieci pecore durante la notte.

Avrebbe dovuto semplicemente stare nella parte alta del fienile, dove il lupo non sarebbe potuto arrivare, e, se avesse sentito rumori strani o lo avesse visto, correre in strada e gridare: "Al lupo! Al lupo!".

Il ragazzo fece ciò che gli aveva chiesto il padre ma il tempo passava, non succedeva niente e lui si annoiava così tanto che si stava per addormentare.

Così gli venne un'idea: uno scherzo che avrebbe fatto divertire tutto il paese: scese dal fienile, corse in strada e gridò: "Al lupo! Al lupo!".

Tutti accorsero e il padre gli chiese dove lo avesse visto ma lui si scusò dicendo che, annoiandosi, aveva pensato di fare uno scherzo.

Tutti rientrarono in casa un pò arrabbiati e borbottando.

Il pastorello tornò a fare la guardia alle pecore divertito per la riuscita del suo scherzo.

La notte seguente di nuovo si annoiò e decise di ripetere lo scherzo. Di nuovo tutti si precipitarono fuori dalle case e di nuovo egli disse che si trattava di uno scherzo perchè si stava annoiando.

Questa volta tutti furono proprio arrabbiati e suo papà lo sgridò ben bene.

Ma per il pastorello era così divertente vedere uscire fuori tutti in pigiama che decise di ripetere lo scherzo tutte le notti.

Dopo un pò la gente si stufò e non lo ascoltò più, continuando a dormire. Ormai il suo scherzo non funzionava più. Ma successe che una notte sentì uno strano rumore, si alzò dal fienile e guardò: il lupo era entrato nel fienile!

Così corse in strada e naturalmente gridò: "Al lupo! Al lupo!" ma nessuno uscì di casa.

Continuò e continuò a gridare con tutta l'aria che aveva nei polmoni finchè qualcuno gli urlò di piantarla.

Capì che nessuno lo avrebbe più ascoltato, proprio ora che stava dicendo la verità!

Capì di averla fatta proprio grossa: le pecore non c'erano più perchè il lupo le aveva portate via tutte!

Il padre lo sgridò in modo esemplare e gli fece promettere solennemente di non dire più bugie e non fare più scherzi di questo genere.


Morale: chi mente sempre o spesso non viene più creduto nemmeno quando dice la verità



Il Topo di campagna e il Topo di città




Un topino di città un giorno decise di fare una gita in campagna perchè era stufo della vita frenetica e voleva rilassarsi un pò.

Mentre si stava riposando passò di lì un topino di campagna, si salutarono e cominciarono a parlare.

Il topino di città espresse il suo desiderio di poter trascorrere una vita tranquilla, serena e senza preoccupazioni in campagna - come il suo nuovo amico - senza dover correre avanti e indietro come era costretto a fare in città,

Mentre il topino di campagna riteneva l'altro fortunato per le comodità e le maggiori possibilità di cibo che si trovavano in città senza essere costretti, a volte, a patire la fame.

Così decisero di scambiarsi le parti e le rispettive case, entrambi felici per i vantaggi che ciascuno di loro avrebbe trovato nella nuova realtà.

Il topino di città, all'inizio, fu contento di doversi cimentare ogni giorno nella ricerca del cibo. In fondo, in città aveva messo su grasso in abbondanza da smaltire.

Il topino di campagna, invece, non doveva più preoccuparsi ogni giorno di procacciarsi il cibo: entrava in cucina e si serviva. Ma doveva stare attento al padrone di casa, a sua moglie, ai due figli e ai gatti sempre pronti ad acchiapparlo.

Passò un mese e il topino di città cominciò a rimpiangere le sue abbuffate giornaliere: ora riusciva a raggranellare qualche pezzetto di pane raffermo o di formaggio ammuffito.

Il topino di campagna, da parte sua, era stanco di dover rischiare sempre la vita quando entrava in cucina per sgraffignare un pezzo di formaggio.

Ciascuno di loro prese così la decisione di ritornare a casa sua e si incontrarono proprio a metà strada.

Si salutarono e ringraziarono reciprocamente, ma entrambi avevano imparato ad apprezzare ciò che possedevano e a non aver invidia l'uno dell'altro.

Si giurarono amicizia ma ognuno corse velocemente alla propria casa.


Morale: quanto è difficile vivere in una situazione di cui non si conosce nulla! Meglio una vita più semplice ma serena che una brillante ma piena di pericoli.



VivereV spera di averti fornito degli spunti piacevoli ed educativi per i tuoi bambini e ti ricorda che è sempre meglio procurarsi un libro con il testo originale perchè ricco di particolari e di dialoghi tra i personaggi.

Non scordarti che potrai trovare altre favole anche qui!






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