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UNO SPORT NATURALE 2

Aggiornamento: 1 set 2022

Il bracconaggio



Dopo aver parlato della caccia in Uno sport naturale 1, come anticipato, VivereV passa ora a parlarti dell’altro aspetto di questa “pratica”: il bracconaggio.


Purtroppo in Italia è un fenomeno molto diffuso, anche se vietato dalla legge, perché da tanti tollerato in quanto “tradizione popolare”…


C’è un detto: “Non tutti i cacciatori sono bracconieri ma tutti i bracconieri sono cacciatori”.


Il bracconaggio rispecchia l’esigenza ostinata dei cacciatori di continuare la loro attività anche al di fuori del periodo venatorio. Guarda caso – infatti – terminato il periodo della caccia, arrivano le emergenze della sovrappopolazione degli animali selvatici e le Istituzioni locali assegnano direttamente ai cacciatori la facoltà di ucciderli. (Ecco perché c’è in loro l’abitudine di sentirsi al di sopra delle leggi). Difatti di tutte le sanzioni elevate contro i bracconieri, l’80% riguardano cacciatori con regolare licenza


Ma, naturalmente, è molto diffuso il bracconaggio illegale praticato da vere e proprie bande organizzate che cacciano per commerciare la selvaggina con modalità anch’esse proibite dalla legge.


Fondamentalmente la differenza tra caccia e bracconaggio risiede nel permesso: il bracconaggio consiste nella caccia praticata senza il permesso di chi controlla il territorio.


In Italia questo fenomeno si concentra maggiormente nel bresciano, nel sud della Sardegna e nell’isola di Ponza.

Nel bresciano la presenza di cacciatori e bracconieri è molto elevata perchè le montagne della zona si trovano su una delle più importanti rotte migratorie europee.

Nella zona sud-est della Sardegna vengono usate le reti mist-nets, mentre nella zona ovest prevalgono laccetti di nylon o di crine di cavallo. Le trappole dei bracconieri vengono inoltre posizionate all’interno degli arbusti di corbezzolo e ginepro, carichi di bacche di cui gli uccelli sono ghiotti. La specie più ambita è il tordo, per la tradizione che lo vuole come ingrediente principale di un piatto tipico: le tacculas, spiedini composti da otto uccelli, tutti di specie protette, che vengono venduti intorno ai 100 euro.

Chi acquista dai bracconieri (ristoranti e privati) non solo fa una cosa illegale, ma anche pericolosa per la salute, perché sono carni con alta tossicità e carica batterica non controllate dal punto di vista sanitario. Vengono infatti bolliti in acqua e sale per questo motivo.



Ma ci sono tanti altri Paesi in cui il fenomeno è altrettanto diffuso: Francia, Germania, Spagna, Malta, Cipro, Balcani, Libano, Argentina...


Diversi sono i metodi e gli strumenti utilizzati: trappole a cappio e a scatto, lacci, archetti, reti verticali, tagliole.


Vediamoli:

-Gli archetti sono vietati da molti anni ma largamente usati a milioni nel nord Italia, specialmente nel nord-est per la “polenta e osei”. Questi archetti e i lacci servono per la cattura dei piccoli uccelli i quali rimangono intrappolati per le zampe, che spesso si amputano facendo morire questi poveri animali dissanguati. Oppure restano appesi per le zampe per ore ad agonizzare, con i tarsi spezzati.




-Le trappole a cappio sono utilizzate maggiormente in Sardegna e gli uccelli vi rimangono impiccati.



-Nelle reti rimangono impigliati migliaia di uccelli che non sono risparmiati, anche in questo caso, da un’agonia lunga prima di morire. I cacciatori si inoltrano tra le canne dove dormono gli storni, li spaventano e li fanno finire nelle reti a centinaia.



-Lo stesso dicasi per le tagliole o le trappole a scatto, usate per animali più grandi, che rimangono feriti andando incontro ad una morte lenta per dissanguamento, sfinimento, inedia.



Parlando di uccelli viene catturato ed ucciso di tutto: pettirossi, fringuelli, capinere, verdoni, frosoni, peppole, cince, regoli, tordi, luì…


-I "tubifucili" sono congegni artigianali che vengono posizionati ad altezza cinghiale e sparano pallettoni.



L'uccellagione invece è una pratica ammessa, a patto di non catturare animali appartenenti a specie non cacciabili, ma non meno crudele. Solo in Lombardia, su 30.000 cacciatori vi sono 10.000 capanni fissi, dove i cacciatori giocano al tiro al bersaglio contro gli uccelli di ogni specie, usando spesso altri uccelli tenuti prigionieri come richiami vivi.

Questi uccellini sono catturati, tenuti sempre in gabbie piccolissime e spiumati in modo da provocare la muta delle penne fuori stagione. Quando le piume saranno ricresciute, l'uccello - sempre tenuto in cantine buie per tutta l'estate – rimane ingannato credendo che sia primavera ed emette perciò richiami verso i suoi simili. Come dire: unire crudeltà a crudeltà!



Esiste anche il “bracconaggio ittico”, se così si può dire: la pesca illegale industriale.

L'incremento dell'industria ittica e i pescherecci sempre più grandi e attrezzati con tecnologie avanzate che permettono di individuare i banchi di pesci e calare enormi reti anche in aree un tempo non pescabili, hanno causato in alcune zone fenomeni di sovrapesca con esaurimento degli stock ittico.

L’illegalità della pesca – che viene praticata dai cosiddetti pescherecci pirata - è un fenomeno molto esteso a causa della difficoltà di controllo. Le conseguenze sono danni ambientali e impatti sociali devastanti sulle popolazioni rivierasche che vivono da secoli dei frutti della pesca con metodi artigianali, soprattutto nei Paesi più poveri.


Nel bracconaggio rientrano parecchie azioni connesse all'abbattimento, alla cattura o alla detenzione di animali selvatici, in violazione alle norme vigenti, come:


-caccia e pesca all'interno di aree protette;

-caccia e pesca fuori dagli orari e dai periodi prestabiliti;

-caccia e pesca fatta senza l'apposita licenza;

-caccia fatta senza rispettare i limiti massimi di carniere giornalieri e/o stagionali;

-caccia con balestre e strumenti non contemplati nei mezzi di caccia consentiti;

-caccia di animali di proprietà o per i quali qualcun'altro ha legalmente il diritto esclusivo di caccia;

-caccia fatta usando tecniche illegali (uso di lacci, tagliole, reti, armi non previste dalla legge quadro o capaci di esplodere più cartucce rispetto a quanto la stessa norma prevede; -richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono sparando da automobili, natanti, ecc.);

-caccia di animali che appartengono a specie a rischio, così come stabilito dalla legge quadro in materia o dal calendario venatorio vigente nella rispettiva regione di competenza, altresì sono specie particolarmente protette o protette, tutte le altre specie oggetto di tutela da parte di direttive comunitarie, convenzioni internazionali o con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, poiché dichiarate in via d'estinzione;

-uccellagione nonché cattura e detenzione di fauna selvatica oggetto di tale apprensione illecita;

-pesca effettuata usando tecniche illegali (esplosivi, corrente elettrica, veleni, pesca con autorespiratori, raccolta dei datteri di mare, ecc.);

-cattura di pesci al di sotto le misure minime;

-pesca di una quantità di pesci superiore al massimo giornaliero consentito;

-utilizzo di armi da fuoco con matricola abrasa, di modo che non si possa risalire al possessore.


Ma quasi tutto viene disatteso...


In tutte le regioni italiane sono presenti diverse associazioni che combattono attivamente il bracconaggio, ma a ciò si dedica anche la Polizia provinciale e il Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare.


Ogni anno vengono organizzati numerosi campi composti da volontari per contrastare il bracconaggio dal Committee Against Bird Slaughter (CABS), in collaborazione con la Lega Abolizione Caccia (LAC) e le associazioni animaliste dei vari Paesi interessati.


Ma c’è una donna che da più di vent’anni è impegnata su questo fronte: Gigliola Magliocco responsabile della Riserva naturale di Torrile, in provincia di Parma, gestita dalla Lipu.



Sfida i bracconieri andando sistematicamente a rimuovere nei boschi e nella macchia lacci, tagliole, trappole, ecc. o passando notti intere nei canneti per disturbare l’attività dei bracconieri. Sempre con l’autorizzazione delle forze dell’ordine.

Non è facile il lavoro che fa perché comporta camminare per chilometri con ogni clima - freddo e pioggia - dovendo prestare attenzione a tutto: fili di ferro conficcati nel terreno, trappole a scatto ma soprattutto tagliole dentate e “tubifucili”, entrambi pericolosi. Ma anche alle canne tagliate che i bracconieri piazzano appositamente per dissuadere chiunque cerchi di contrastarli.

Inoltre chi, come lei, si dà da fare per osteggiare questa ignobile pratica, è oggetto di minacce e, talvolta anche aggressioni da parte dei bracconieri: minacce dirette mostrando il coltello o lasciandolo intravedere, lanci di sassi dall’alto, ecc.


Creandosi situazioni di tensione con i bracconieri la maggiore forza è quella di andare sempre in gruppo.


Le leggi ci sono ma da una parte andrebbero aggiornate e inasprite, dall'altra manca la volontà di applicarle.


In Italia c'è ancora troppo poca attenzione nei confronti di questo fenomeno, perciò quello che serve, oltre al controllo del territorio, è un lavoro di comunicazione e di sensibilizzazione. Come fare educazione ambientale nelle scuole o con la cittadinanza in occasione di alcuni eventi pubblici affinchè le persone, quando vanno nei boschi e consapevoli di questa realtà, possano anch'esse prestare attenzione e segnalare alle autorità preposte queste crudeli trappole mortali.


Chiunque può farlo molto semplicemente.

Quindi anche tu se ti sta a cuore la vita, quando passeggi o vai per funghi in un bosco, butta un occhio e fai la tua parte per contrastare questa abominevole pratica, diffondi le informazioni ed evita di mangiare uccellini o animali selvatici la cui provenienza sarà sicuramente questa, ora che sai!


Fonti:



Mi auguro che tutto ciò ti sia d'aiuto per le prossime volte che andrai in un bosco e per le tue scelte.




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