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PERCHE' VEGAN 2

Aggiornamento: 1 set 2022

Terra

Diventare Vegan fa bene al Pianeta!


Quando si parla di sostenibilità non si possono non prendere in esame anche le scelte alimentari e l’impatto che le varie diete hanno sull’ambiente.


La scelta di una dieta vegan non può essere indifferente a chi è attento alla sostenibilità ambientale, perché mangiare carni e derivati contribuisce fortemente all’inquinamento e alla distruzione del Pianeta, a vari livelli.


Il sistema dei grandi allevamenti intensivi, così come ormai è strutturato oggi, non è più sopportabile.


Conoscendo le cause dell’inquinamento dovuto al nostro modo di mangiare possiamo intervenire sulle nostre abitudini e cambiarle al fine di ridurre la nostra impronta ecologica (vedi).

Può fare la differenza.


Passando infatti da una dieta ricca di alimenti di origine animale ad una vegan possiamo diminuire notevolmente i danni che provochiamo al nostro Pianeta, ormai non più sostenibili.


VivereV ti spiega come e perché.


Aria ed effetto serra



Questo tipo di allevamenti è fortemente responsabile dell’inquinamento dell’atmosfera e dell’effetto serra (almeno il 20%, dato su cui concordano ormai molti scienziati).

Molti studi infatti indicano chiaramente come il contributo della produzione di alimenti animali nel totale dei gas serra sia parecchio rilevante.


Già nel 2006 la FAO - nella relazione "Livestock’s long shadow" presentata il 29 novembre - denuncia che gli allevamenti intensivi sono causa di quasi un quinto dell'inquinamento ed evidenzia che questo settore rappresenta una minaccia ambientale in continua crescita, rendendo noto che (a quei tempi) il bestiame produce il 35-40% delle emissioni di metano e il 65% di ossido di azoto (300 volte più dannoso della CO2!), partecipando così notevolmente al riscaldamento globale:


"... uno dei fattori che maggiormente contribuiscono ai più gravi problemi ambientali attuali"

Nel 2010 l’ONU dichiara, per la prima volta, che l’allevamento intensivo è fra le prime cause di inquinamento ambientale e del riscaldamento globale e che il Pianeta può essere salvato attraverso una dieta priva di prodotti animali.


Le emissioni totali di gas serra derivanti dal settore zootecnico sono pari al 18% di tutte le attività umane: è una percentuale simile a quella dell’industria e addirittura superiore a quella causata dall’intero settore dei trasporti (auto, aerei e navi).


Il sistema digerente degli animali, con l’emissione dei gas intestinali, produce metano* mentre le deiezioni diffondono nell’ambiente sostanze acidificanti ed eutrofizzanti.

Le deiezioni degli animali tutti - polli, mucche, maiali, oche, ecc. - che derivano dei processi digestivi generano metano, ammoniaca ed altri inquinanti.

L’ammoniaca si combina con gli altri componenti dando vita alle polveri sottili.

*Un metro cubo di metano produce 1,8 kg di CO2.


Il 20% della CO2 emessa in atmosfera proviene proprio dagli allevamenti.


Uno studio condotto in Germania da FoodWatch, insieme ai ricercatori dell’Istituto tedesco per la Ricerca sull’Economia Ecologica, ha calcolato la produzione di CO2 annua prendendo in esame i diversi tipi di alimentazione. I dati sono espressi per chiarezza in km, equivalenti a quelli percorsi in auto:


Alimentazione vegan = da agricoltura bio: 281 km; da agricoltura convenzionale: 629 km


Alimentazione vegetariana = da agricoltura bio: 1978 km; da agricoltura convenzionale: 2427 km


Alimentazione onnivora = da agricoltura bio: 4377 km; da agricoltura convenzionale: 4758 km


Appare subito in modo molto evidente l’enorme differenza - in termini di emissioni di CO2 - che esiste tra una dieta onnivora e una vegana: si va da un minimo di 281 km ad un massimo di 4.758 km.

Come dire che chi è onnivoro inquina quasi 17 volte di più!!!


Rimanendo sulla CO2, dobbiamo aggiungere anche le migliaia di tonnellate vomitate nell’atmosfera dagli immani roghi dell’Amazzonia, annientata per ricavare territori destinati alle colture per foraggiare gli animali degli allevamenti.


L'industria della carne non solo contribuisce all'inquinamento, ma è anche un fattore determinante per il cambiamento climatico a cui si devono aggiungere il trasporto dei vegetali e la loro trasformazione in cibo per animali.


Consideriamo i vari fattori:

- L’allevamento di animali destinato al consumo diretto, che include il pesce, la carne e la produzione di derivati: tutto questo corrisponde al 31% di emissioni dovute al cibo;


- La coltivazione del terreno per la sola produzione di cibo destinato al consumo diretto di persone e animali: questo rappresenta il 27% di emissioni (21% della produzione dedicata alle persone e il 6% dedicata al bestiame);


- L’occupazione e l’utilizzo del terreno: questo elemento rilascia il 24% delle emissioni dedicate al cibo (16% del suolo dedicato ad animali e 8% dedicato a persone). Non c’è qualcosa di strano?


- Le catene di approvvigionamento, cioè tutto ciò che avviene dalla trasformazione della materia prima al prodotto finito sullo scaffale del supermercato: sono responsabili per il 18% di emissioni legate al cibo.




Un altro interessante grafico che si commenta da solo:



"L'allevamento industriale di animali è il primo responsabile del riscaldamento terrestre (significativamente più distruttivo dei trasporti), e una delle due o tre principali cause di tutti i problemi ambientali più seri: inquinamento dell'aria e dell'acqua, deforestazione, perdita di biodiversità...Mangiare animali allevati industrialmente - cioè tutto ciò che compriamo al supermercato o ordiniamo al ristorante - è quasi certamente la peggior cosa che possiamo fare all'ambiente" Jonathan Safran Foer, scrittore e saggista statunitense


Acqua



Gli aspetti da considerare sono due: lo spreco e l’inquinamento.


Spreco:

Il 70% dell'acqua utilizzata su tutto il Pianeta viene assorbito dalla zootecnia e dall'agricoltura per nutrire gli animali d'allevamento.

Per produrre 1 kg di carne di pollo occorrono 4.000 litri d’acqua, per 1 kg di carne suina 6.000, e per 1 kg di carne bovina si arriva anche a 100.000 litri.

Evidente come siamo molto oltre al consumo medio per la stessa quantità di un prodotto vegetale.

Per 1 kg di frumento ne servono circa 900


Bisogna considerare che, per produrre una bistecca, si dovrà coltivare ancora più frumento, mais o soia necessari a nutrire per un certo tempo un bovino.

Ma non solo: serve acqua anche per dargli da bere e per pulire le stalle.


A questo si deve aggiungere anche il consumo per gli animali da latte e da uova per i quali vale quanto già detto sopra, ma anche il consumo d’acqua necessaria alla pulitura dei macchinari da mungitura.


L’allevamento di animali - sia per produrre carne che per produrre altri derivati - comporta un enorme spreco d’acqua.


Non è un controsenso dedicarci al risparmio d’acqua quando ci laviamo i denti o nella doccia se poi ne consumiamo svariate migliaia per un solo kg di carne?


La sostenibilità va vista in modo coerente e a 360°.


Mangiando carne si consuma circa 100 volte più acqua rispetto a magiare vegan.


Inquinamento:

Le colture di cereali e soia per gli animali sono trattate con massicce quantità di pesticidi e di fertilizzanti ricchi d’azoto e fosforo per stimolarne la crescita e che vanno, inevitabilmente, nei terreni e nelle falde.


"L’allevamento bovino americano è responsabile di circa un terzo dell’azoto e del fosforo che si riversa nelle acque dolci del paese"  FAO, 2006

La presenza massiccia di queste sostanze provoca la proliferazione di alghe che consumano l’ossigeno presente nell’acqua (eutrofizzazione). Questo porta alla morte di molte piante e animali e alla loro estinzione, come avvenuto in diversi casi.

Una parte dell’azoto diventa gassoso e si trasforma in ammoniaca acidificando l’acqua e riducendo lo strato di ozono.


"L'allevamento del bestiame è responsabile di oltre il 60% delle nostre emissioni globali di ammoniaca" FAO, 2006

I liquami prodotti dai grandi allevamenti intensivi sono pieni fosforo, azoto, potassio, ormoni e antibiotici (che vengono dati agli animali anche a scopo preventivo, dato il grande affollamento) e vanno nelle acque di superficie e nelle falde inquinandole.

Ma gli allevamenti intensivi possono anche produrre altri agenti inquinanti come i batteri.


"Il liquame di maiale è 75 volte più inquinante dei liquami domestici grezzi" Archer, 1992

Vedi anche qui di seguito colture OGM.


La qualità e la quantità dei nostri approvvigionamenti idrici sono sempre più minacciate.


Ogni persona che sceglie di diventare vegan farà risparmiare al Pianeta più di 5 milioni di acqua ogni anno: ancor meno di una doccia che scroscia h 24 per tutto l’anno!



Terra



Anche in questo caso ci sono gli stessi due due fattori da considerare: l’inquinamento e lo spreco.

Così come questo sistema è responsabile di un enorme consumo di acqua, pesticidi e farmaci con relativo inquinamento di acqua ed aria lo è, ovviamente, anche dell’inquinamento del terreno.


Importanti sono i danni arrecati dalle estese colture di soia e mais OGM per la nutrizione degli animali nei grandi allevamenti intensivi.

Esse:

- mettono a rischio la biodiversità (corresponsabile, ad esempio della moria delle api - vedi Un grande simbolo);

- l’impiego di glifosato rafforza la resistenza agli erbicidi delle piante infestanti, causa il peggioramento della loro quantità e potrebbe raddoppiare nei prossimi anni proprio per via della rapida diffusione delle erbacce, con gravi conseguenze sull’ecosistema e la produttività agricola;

- il glifosato viene spesso ritrovato nelle piogge e nei fiumi dove si coltivano la maggior parte degli OGM. L’uso di questo prodotto - destinato soprattutto a questo tipo di coltivazioni (mais, soia e cotone) - è aumentato di più di 8 volte in 15 anni.

Viene così sfatato il mito per cui gli Ogm permettono di ridurre l’impiego di prodotti di sintesi in agricoltura;

- il glifosato contamina le acque sotterranee e mette a rischio le riserve idriche. Si tratta di una sostanza chimica letale che viene spruzzata sulle coltivazioni ogni anno nel mondo per migliaia di litri;

- sempre il glifosato sta contribuendo a distruggere la barriera corallina perchè l’impatto della attività agricole intensive vicino a scogliere e praterie è sempre più elevato;

- la proteina Bt, con azione insetticida, incorporata nel mais OGM Mon810 (ovviamente Monsanto!), sta inquinando i corsi d’acqua degli Stati Uniti. Inoltre, si sono sviluppate erbe infestanti in grado di resistere agli erbicidi proprio come le coltivazioni OGM. La colza OGM si è trasformata in una vera e propria pianta infestante;

- il mais Bt provoca danni all’ecosistema del suolo;

- così come per le api, anche le farfalle sono messe in pericolo da alcuni tipi di mais OGM;

- il pericolo di contaminazioni avviene attraverso la diffusione del polline geneticamente modificato tra piante della stessa specie, ma non solo. Il Dna transgenico è instabile, si rompe e si ricombina, passa in virus, batteri e funghi e, attraverso di essi, raggiunge altri organismi viventi.


Se l’inquinamento non fosse sufficiente vastissimi territori sono sfruttati e sprecati.


Per produrre le grandi quantità di soia e cereali destinate alla sola alimentazione degli animali occorrono grandi territori e ne servono sempre di più.


La metà del mondo abitabile viene utilizzato per l’agricoltura, ma il grosso di questa è destinata all’alimentazione degli animali dei grandi allevamenti intensivi.


Per ricavare gli spazi necessari a queste colture si continua da decenni a deforestare attingendo alle foreste pluviali, in particolare a quella Amazzonica che, come sappiamo, sta scomparendo ad un ritmo vertiginoso.

Come abbiamo detto le foreste vengono incendiate con conseguenti massicce emissioni di CO2 nell’atmosfera: 1,5 miliardi di tonnellate l'anno!!!

I terreni sono sfruttati per il foraggio degli animali e, a causa delle monocolture, dei diserbanti e dei pesticidi, rimangono sterili e quindi vengono abbandonati per continuare a disboscare al fine di ottenere nuovi spazi coltivabili.

La conseguenza di questo è la desertificazione di aree sempre maggiori di territori sul Pianeta.


La maggior parte della deforestazione della Foresta Amazzonica (circa il 60%) non è dovuta all’uso di legname, come erroneamente si pensa, ma all’allevamento di bovini la cui carne verrà poi per lo più esportata.



La ricerca di nuovi territori per la coltivazione ad uso animale è quindi la prima causa di deforestazione ma comporta anche danni alla biosfera e alla biodiversità.


"L'Europa utilizza nel Terzo Mondo una quantità di terra pari a 7 volte il proprio territorio per produrre mangimi per l'allevamento di animali" Vandana Shiva

In questo quadro rientrano anche tutti i derivati animali (latte, formaggi, uova, ecc.).

Non scordiamoci che esistono i grandi allevamenti anche per questo e che ne vengono prodotti quantità gigantesche. Basti pensare ai banchi dei formaggi o degli yogurt nei supermercati, ad esempio…

Alcuni tipi di formaggi possono essere inquinanti quanto la carne di pollo o di maiale.

Per fare 1 solo kg di mozzarella occorrono almeno 7-8 litri di latte!

Anche in questo senso siamo davanti ad un grosso spreco delle risorse del Pianeta.


In più va aggiunto anche l’enorme consumo di energia sia dal punto di vista delle risorse che da quello dell’inquinamento, non trascurabile.



Nemmeno il settore ittico deve essere tralasciato



Gli allevamenti intensivi dei pesci causano danni agli animali e all'ambiente.


Sono responsabili di emissioni annue di gas serra pari a 43 milioni di tonnellate e, anche in questo caso, di ingenti consumi di acqua, ossigeno, energia elettrica e farmaci.


I rifiuti e i liquami scaricati in mare e nei fiumi sono tonnellate.


Le sostanze in eccesso eutrofizzano le acque, provocando una sovrabbondanza di alghe microscopiche.


Non va trascurata nemmeno la pesca indiscriminata che sta distruggendo l’ecosistema marino, con conseguente scomparsa di numerose specie ittiche.

Si prevede che, entro il 2048, se non ci sarà un’inversione di rotta, le attività di pesca crolleranno a causa della perdita di biodiversità nell’ecosistema marino.


La pesca intensiva impoverisce ogni giorni i mari sterminando intere specie e causando grossi problemi all’equilibrio degli ecosistemi.


Inoltre, il 46% della plastica presente negli oceani è il risultato della pesca, rappresentata dalle reti perse o abbandonate. Questi rifiuti costituiscono una grossa parte di quelle che sono le 7 isole di plastica presenti negli oceani.


Torniamo a fare una piccola considerazione sulla sostenibilità: che senso ha fare attenzione anche ai più piccoli tappi di plastica per la raccolta differenziata quando poi ci nutriamo, in questo caso, di pesce responsabile di tale inquinamento?


Per non parlare del by catch* che rappresenta il 40% del pescato!!!

*La cattura accidentale delle specie durante l'attività di pesca, che ogni anno miete vittime tra delfini, tartarughe marine, squali, razze, ecc. (Nel Mediterraneo, ad esempio, più della metà delle specie di squalo sta per scomparire a causa di questo sistema).


La vera pesca sostenibile in realtà, come VivereV ha appena visto, non esiste!!!


Circa l’80% dell’ossigeno che respiriamo proviene dagli oceani. Paul Watson, Capitano di Sea Shepherd, afferma:


"Se gli oceani muoiono, moriremo anche noi"


Il 10 maggio scorso attivisti di Greenpeace hanno bloccato ad Amsterdam una nave cargo con 60 milioni di kg di soia.

Questa nave rappresenta la relazione tra la natura distrutta in Brasile per fare spazio alle piantagioni di soia e gli allevamenti intensivi in Europa, nei quali la soia diventa principalmente mangime per polli, bovini e maiali destinati al macello o alla produzione di latticini o uova.

E non è certo l’unica nave di questo tipo: dall'inizio dell'anno più di un’ottantina di navi come questa hanno salpato dal Brasile per arrivare in Olanda.


I Paesi Bassi sono la porta d'accesso all'Europa per carne e soia spesso legati a distruzione di ecosistemi e violazioni dei diritti umani.


Riassumendo

l’allevamento di animali per carni e derivati e dei pesci:

- contribuisce in modo rilevante all’inquinamento dell’aria e all’effetto serra;

- inquina anche per la produzione di foraggio e i trasporti di mangimi e animali;

- provoca inquinamento delle acque e ne comporta un grosso spreco;

- è la principale causa della deforestazione e della conseguente desertificazione;

- inquina e spreca vasti territori del Pianeta.


Mangiare è anche un gesto ecologico e politico. Nonostante tutti i tentativi di occultare questa semplice verità, il nostro modo di alimentarci determina in larga misura l'uso che facciamo del mondo, e ciò che sarà di lui. Michael Pollan da "Il dilemma dell'onnivoro"

Diventare vegan vuol dire avere a cuore i problemi ambientali e chiedere a questo nostro Pianeta minor consumo di acqua, energia, pesticidi, inquinanti, terra e deforestazione.


Questo è già relativamente presente nella coscienza delle persone, specialmente in questi ultimi anni, ma non sempre è chiaro a tutti il problema nella sua globalità.


Si tende ancora ad avere sì una sempre maggiore coscienza ecologica nelle proprie scelte, senza però considerare quanto l’impatto della nostra dieta abbia una parte veramente considerevole nello sfruttamento e la distruzione del Pianeta e quanto influiamo sull’ambiente che ci circonda.


"Non è la terra che appartiene all'uomo, ma l'uomo alla terra. Non è l'uomo a tessere la trama della vita, egli ne è soltanto un filo, e qualunque cosa egli faccia alla terra o ai figli della terra, in realtà lo fa a se stesso" Capo Seattle

Il nostro impatto ambientale è la somma di tutte le nostre scelte di vita e di consumo.


Fonti:



VivereV ti rimanda a Perchè Vegan 3 (Animali) e Perchè Vegan 4 (Uomo) per gli altri approfondimenti. Prossimo appuntamento: Animali!




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