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MARE NOSTRUM

Aggiornamento: 1 set 2022

o Mare plasticum?



Il nostro amato Mediterraneo è uno tra i mari più belli con splendide coste e paesaggi (almeno quel po’ che è rimasto…). Un mare tranquillo perché chiuso: una volta una mia amica di Lima, portandola per la prima volta in una località del nostro levante ligure, rimase molto sorpresa ed incredula perché…le sembrava un lago! Per lei andare al mare significava Oceano le cui onde, ovviamente, sono di ben altre dimensioni.


Eppure in questo prezioso ambiente tutto nostro ogni anno vengono gettati 1,2 miliardi di tonnellate di plastica

E il "bello" è che il triste primato di questo lo abbiamo proprio noi italiani! (me ne ricorda un altro…vedi H2O).

Seguono poi l’Egitto e, a ruota, la Turchia. Questi soli tre Paesi sono responsabili del 50% circa del quantitativo di plastica che regaliamo al nostro bel mare. Aggiungendo gli altri Paesi che agiscono allo stesso modo si arriva al 90%!



Tutto questo è il risultato di studi scientifici effettuati, in particolare, da l’International Union for Conservation of Nature (Iucn), un’istituzione indipendente con sede centrale in Svizzera.

Nel suo rapporto The Mediterranean, Mare plasticum, purtroppo la plastica di cui si parla è composta per il 94% dalle famigerate microplastiche, dannosissime e difficilmente recuperabili.

Analizzando varie specie di pesci si è potuto verificare che viene da loro ingerita (da oltre 70 anni! Studio condotto dai ricercatori della Loyola University di Chicago) e, di conseguenza, arriva ovviamente anche all’uomo che se ne nutre.

Nei tonni e nei pescispada sono state trovate enormi quantità di piccole palline di residui di tubetti di crema, di dentifrici e di spazzolini. I pesci scambiamo questi luccicanti pezzetti di plastica per plancton, uno tra i loro cibi naturali, e così si avvelenano.

Frutti di mare e pesci sono tra gli alimenti che contengono maggiori quantità di microplastiche ( ma sono presenti in moltissimi alimenti come: acqua in bottiglia, sale, birra, zucchero…insomma entrano nella catena alimentare, e quindi arrivano all'uomo).

Le maggiori frequenze di ingestione sono state trovate proprio nei pesci provenienti dalle isole dell’Arcipelago Toscano, nell’area del Santuario dei Cetacei...

Alcune microplastiche sono visibili all’occhio umano, altre no e sono molto dannose perché possono interferire con il sistema endocrino al punto da produrre alterazioni genetiche.

Le microplastiche ormai sono ovunque: vengono trasportate nell’atmosfera da un continente all’altro.

“Simile ai cicli biogeochimici globali, la plastica ora si muove a spirale intorno al globo” spiegano gli scienziati ricercatori della Utah State University e della Cornell University, la cui ricerca è stata pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

"Abbiamo trovato un sacco di inquinamento da plastica ovunque guardassimo; viaggia nell’atmosfera e si deposita in tutto il mondo”. “Questa plastica non è recente, di quest’anno. È il risultato di ciò che abbiamo scaricato nell’ambiente per diversi decenni”. Hanno osservato che nella sola area degli Stati Uniti occidentali vengono depositate circa 22.000 tonnellate di microplastiche all’anno.

Derivano da pneumatici, freni, manti stradali che contengono plastica e vanno in atmosfera o dallo strato superficiale delle gigantesche isole galleggianti di plastica che vagano per gli oceani venendo sospinte in aria dalle onde e dal vento e arrivando dappertutto, anche nelle campagne e, quindi, nelle coltivazioni (ecco perché ho parlato della catena alimentare).

Sono quindi sono ormai ovunque e hanno effetti sulla fauna e sulla flora, agendo come contaminanti.

Potrebbero avere conseguenze negative e ancora non del tutto conosciute per gli ecosistemi e la salute umana.



Ci definiamo Paesi evoluti, in realtà stiamo dimostrando poca civiltà, coscienza, stili di vita errati, spreco e scarso (o quasi nullo) senso della sostenibilità (e siamo sempre lì…).

La plastica ha tempi di decomposizione eterni: un pannolino usa e getta ci impiega 200 anni, le posate di plastica circa 100!! Pensa a tutto il resto…


Ma qualcosa si deve e si può fare sia a livello politico, produttivo e individuale. Non dimentichiamoci mai quanto sia importante il comportamento di ogni persona perché si somma sempre a quello delle altre, con delle belle differenze nei risultati finali.

Ad esempio anche con educazione civica e incentivi: a Pechino viene fornito un biglietto gratuito per la metro a chi consegna 15 bottiglie di plastica, tanto per fare un piccolo esempio...

Fortunatamente in Italia siamo all’avanguardia nella ricerca per ricavare bioplastiche da avanzi e scarti vegetali. L’ultima scoperta arriva dall’Istituto italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, dove è stata brevettata una nuova bioplastica ricavata dall’impasto di residui vegetali di caffè, prezzemolo e cannella con solventi e polimeri biocompatibili.


Ma torniamo al nostro mare: VivereV ti presenta alcuni progetti per il recupero della plastica:

- Il robot granchio



Chiamato Crab Robot, cattura e “mangia” la plastica depositata sul fondo del mare.

Il primo di questi robot è stato utilizzato vicino alla Meloria (Livorno) l’8 giugno 2019.

Questo prototipo ha sei gambe (da qui granchio) ed è capace di adattarsi al terreno e aggirare gli ostacoli e tutto questo senza alterare l’ecosistema.

E’ un vero e proprio ripulitore del mare, programmato per la ricerca proprio delle microplastiche.

L’idea è stata sviluppata dai ricercatori dell’Istituto di Robotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sostenuti dalla National Geographic Society e Arbi Dario Spa.

Sarà anche dotato di un braccio per raccogliere sacchetti, bottiglie e altro muovendosi e correndo sul fondo marino.


- Una stazione galleggiante per ripulire gli oceani



Ideata da una designer slovacca - Lenka Petrakova - si chiama 8th continent (l’ottavo continente) ed è un enorme centro di raccolta e riciclo galleggiante energeticamente autosufficiente, pensato per operare nell’Oceano Pacifico per contrastare il marine litter (rifiuti solidi marini).

Ma non solo: costituito da strutture interconnesse fra loro a forma di petalo che poggiano su barriere simili a tentacoli, supporta pannelli solari per riscaldare i serbatoi di acqua salata che, evaporando, forniranno acqua distillata per la coltivazione di piante alofite (in grado di crescere in terreni salini) ed essere utilizzate per la produzione di biodiesel. I vasi per le piante verranno realizzati dalla stessa plastica raccolta in mare. Essa infatti sarà trattata e trasformata in materiale riciclabile (economia circolare, vedi Zero waste). Il tutto sfruttando l'energia generata dalle maree.

Ma non solo: ospiterà all’interno un centro di ricerca per lo studio degli habitat marini.


- Una diga anti-plastica nel Mare del Nord



Il progetto è di un ragazzo olandese che, all’epoca, aveva solo 16 anni.

Con il crowdfunding (raccolta di fondi, prevalentemente tramite Internet, attraverso piccoli contributi di gruppi che condividono un medesimo interesse o progetto o intendono sostenere un'idea innovativa) ha raccolto 2,2 milioni di dollari da 160 paesi, iniziando così i lavori per i primi 100 metri di diga.

Boyan slat ocean cleanup è un'organizzazione senza scopo di lucro che sviluppa tecnologie per ripulire i mari dalla plastica e prende il nome dal suo ideatore:

Si tratta di una diga anti-plastica per bloccare i rifiuti più pericolosi dei nostri oceani. E’ una barriera progettata per impedire la distruzione in atto e il recupero di questa montagna di spazzatura.

Boyan Slat è il nome di questo giovanissimo genio (https://it.wikipedia.org/wiki/Boyan_Slat), i cui studi hanno colpito alcuni professori che lo hanno incentivato a portarli avanti fino ad arrivare a questo progetto e alla presentazione alla comunità scientifica internazionale.


- Progetto marGnet



Questo progetto unisce il Cnr, come capofila, una Ong che protegge l’Adriatico (Blu World Institute – Bwi*), e due società italiane (Laguna Project e Sintol): la plastica del mare viene raccolta dai pescatori per diventare diesel per le loro stesse barche: 50 chili di plastica si trasformano in 50 litri di carburante.

Con questa idea si è scelta la via di trasformare lo spreco e il rifiuto in risorsa.

Metà di quanto resta nelle reti dei pescatori è rifiuto, prevalentemente plastica.

Di solito viene portata a terra con i relativi costi di smaltimento oppure rigettata in mare dalle reti dove è stata raccolta.

Questo progetto si basa sull’economia circolare trasformando il rifiuto in combustibile, appunto.

Il procedimento consiste nello scaldare la plastica in contenitori privi di aria, da questi si ricava un gas e, successivamente, gasolio o benzina ma anche materie prime per l’industria, senza aggiunte di altri materiali inquinanti.

I pescatori sono così incentivati a consegnare il rifiuto rimasto nelle reti piuttosto che rigettarlo in mare.


- Seabin, il bidone mangiaplastica



E’ un bidone che galleggia divorando rifiuti.

L’idea è nata dall’intuizione di due surfisti australiani, Andrew Turton e Pete Ceglinski.

Il tutto è partito dal fiume Arno e l’obiettivo è quello di combattere il marine litter (vedi sopra).

Seabin letteralmente significa “cestino marino”.

Sono parecchi i porti e le città dove già i “seabin” da qualche anno catturano la plastica risucchiandone più di 500 kg annui: buste, bottiglie, sacchetti di patatine riuscendo a catturare anche le particelle invisibili ad occhio nudo (le microplastiche e le microfibre).

Con l’azione del vento i rifiuti vengono sospinti all’interno del bidone dove restano intrappolati (fino a fino a 20 kg) mentre l’acqua filtra e torna in circolo “pulita”.

L’iniziativa è stata promossa da LifeGate e sostenuta anche dalle amministrazioni locali.

Come si diceva, il primo bidone mangiaplastica è stato posizionato nell’Arno a Firenze ma ormai sono in azione a Santa Margherita Ligure, nell’area marina protetta di Portofino, nel Porto delle Grazie a Roccella Ionica e sull’Isola della Certosa, nei pressi di Venezia.

Ma le installazioni vanno avanti arrivando a Genova, Pescara, Brindisi, Trieste, Milano…nei mari e nei laghi.

Il Seabin è alimentato ad energia elettrica: consuma meno di un euro al giorno ed è altamente efficiente necessitando di pochissima manutenzione.

Riesce a filtrare 25.000 litri di acqua e le operazioni di ripulitura sono semplici: basta svuotarlo, recuperare i rifiuti e metterli negli appositi contenitori.

Questo strumento non è sufficiente a combattere l’inquinamento da microplastiche, ma è comunque utile, efficace ed economico per un uso nelle aree portuali e nei bacini protetti.

La LifeGate ha lanciato anche la campagna “Plasticless” per promuovere l’utilizzo di questi bidoni mangiaplastica nei porti italiani. Si pensa di poterli usare anche in altri ambiti: attaccati alle boe o alle navi che solcano il mare.


- The sea cleaner



E’ un gigantesco veliero (anzi: quadrimarano) concepito dal navigatore franco-svizzero Yvan Bourgnon per recuperare la plastica negli oceani e far fronte a quello che ha definito “un disastro ecologico, economico e sanitario e all'urgenza mondiale di preservare il grande blu”.

E' stato presentato nel 2018 a Ginevra ed è in grado di raccogliere fino a 600 metri cubi di rifiuti.

E’ una vera e propria fabbrica di trattamento galleggiante in grado di selezionare e compattare i grandi rifiuti di plastica e poi portarli sulla terraferma per il riciclaggio.

Il suo primo quadrimarano - il Manta – dovrebbe essere messo in mare nel 2022.

Purtroppo non è molto realistica una pulizia del mare su vasta scala perché gran parte della plastica si trova ormai negli abissi marini dai quali sarebbe eccessivamente dispendioso, al momento, il recupero ma si può operare sulla superficie in modo da limitare quanti più danni possibili, affinchè non continui a trasformarsi in microplastica e raggiungere il fondo marino e l’atmosfera, e riguardo a quest'ultima, operare con il Crab Robot per i fondali più bassi e, più in superficie con il Seabin.


- Foglie di banano per avvolgere gli alimenti



Un supermercato thailandese (il Rimping Supermarket) ha escogitato questo sistema per non utilizzare più la plastica, diventando famoso in tutto il mondo.

Si tratta di involucri per le merci fatti di foglie di banano: una soluzione semplice e naturale per non usare sacchetti di plastica nei supermercati.

Questa nuova idea potrebbe rappresentare una svolta in tutte quelle zone del mondo dove questo frutto cresce in abbondanza.


- Aliplast, un’azienda che ricicla bottigliette di plastica



Questa società leader nel settore, ha sede a Istrana (Treviso) e riesce ad unire produzione e recupero di materiali in plastica per ridurre gli sprechi.

Dapprima nata come azienda per la raccolta della plastica, si è poi ampliata con la rigenerazione e, successivamente, dedicata alla produzione di manufatti di plastica riciclata riuscendo persino ad essere completamente autonoma nella gestione del ciclo di vita della plastica, partendo dalla raccolta.

Un numero significativo: un miliardo di bottiglie di plastica riciclate ogni anno per una buona economia circolare perché diventeranno pellicole per sacchi, imballaggi, tubi, ecc.

Le bottiglie vengono dapprima divise in base al colore, lavate eliminando le etichette, fatte passare sotto un sensore ottico che sceglie e scarta le buone (PET) da quelle meno buone (PVC). Verranno infine sminuzzate per creare i nuovi prodotti.


- Al bando la plastica monouso



Nel 2021 è stato pubblicato il Decreto Legislativo 196 che mette al bando, dal gennaio scorso, posate, piatti e cannucce monouso in plastica.

Come incentivi è previsto un credito d’imposta del 20% delle spese sostenute dalle aziende, fino ad un massimo di 10.000 euro all’anno per le imprese che acquistano ed usano prodotti riutilizzabili o realizzati in materiale biodegradabile/compostabile.

Siamo però ancora in attesa del decreto attuativo…dovrebbe entrare in vigore il 14/01/2022.


Il decreto prevede:

- disposizioni riguardo le modalità per ridurre, entro il 2026, in modo considerevole, il consumo di determinati prodotti in plastica monouso;

- il suddetto credito d’imposta pari al 20% delle spese sostenute, per un massimo di 10.000 euro all’anno a beneficiario;

- il divieto, a decorrere dal 14 gennaio, dell’immissione sul mercato di determinati prodotti in plastica monouso. I pubblici esercizi potranno continuare a smaltire eventuali scorte di magazzino di prodotti in plastica anche successivamente a quella data.

- il divieto di immissione sul mercato, a partire dal 3 luglio 2024, di bottiglie in plastica monouso con tappi che non restino attaccati ai contenitori per la durata dell’uso.

- l’obbligo, dal 14 gennaio 2022, di rispettare alcuni requisiti di marcatura (informativa, tra l’altro, sulle modalità di gestione del rifiuto) in ordine ad alcuni prodotti (tra cui tazze o bicchieri per bevande in plastica monouso).

- un regime sanzionatorio applicabile nel caso vengano accertate violazioni con pena pecuniaria da 2.500 euro a 25.000 euro


Bene: abbiamo visto solo alcuni progetti ed interventi volti ad eliminare quanto possibile la plastica dai nostri mari e non solo da essi. Sicuramente VivereV ne parlerà ancora perché ci sono molte altre realtà che lavorano in questa direzione (per dirne una: la produzione delle bottiglie di plastica) ma – come sempre – parecchia differenza la puoi fare tu con le tue scelte quotidiane, di alcune delle quali ti ho già parlato (vedi ad esempio i consigli pratici su Zero Waste e Un Pianeta preso a pedate).


Puoi:

- Eliminare cannucce, piatti, bicchieri e posate di plastica ed abituare i tuoi figli a farlo;

- Utilizzare in sostituzione gli stessi oggetti prodotti con materiali compostabili (se ne trovano ormai diffusamente) o in bambù;

- Eliminare i sacchetti o le borse della spesa di plastica usando quelle di tela da riutilizzare infinite volte e che puoi lavare;

- Rinunciare al chewing gum: sembrerebbe una sciocchezza ma contiene plastica sia all'interno che nel packaging;

- Acquistare detersivi sfusi in modo da riutilizzare sempre lo stesso flacone (ormai tanti supermercati ne sono forniti), oppure autoprodurli da te (scriverò come farli), con l'ulteriore vantaggio di non immettere, oltre alla plastica, i componenti chimici inquinanti che anch'essi vanno a finire in mare;

- Acquistare anche cereali, legumi e frutta secca sfusi e, comunque, preferire cibi imballati con materiali riciclati e compostabili;

- Usare contenitori di vetro per poterli lavare e riutilizzare. Puoi conservare quelli già acquistati per altri prodotti ed usarli per il cibo sfuso di cui sopra;

- Evitare i monouso al bar o in ufficio affinchè anche le tazze siano riutilizzate senza aggiungere altra plastica in giro;

- Non comprare più acqua imbottigliata (solo in Italia vengono prodotte circa 11 miliardi di bottiglie in plastica ogni anno!). Bevi l'acqua del rubinetto: l'84,8% dell’acqua erogata dagli acquedotti italiani è di ottima qualità. Ma se proprio non ti fidi o la preferisci gasata, dotati di un depuratore/gasificatore. L'ammortizzerai nel tempo non acquistandola più confezionata, eviterai il "camallaggio" e l'uso di una grande quantità di plastica;

- Portare il cibo da casa se mangi fuori per lavoro. Eviterai confezioni di plastica e risparmierai. Puoi utilizzare contenitori di plastica riciclata o realizzati in bioplat 100% biodegradabili e compostabili;

- Attenzione agli accendini: sono terribili perchè possono rimanere inalterati per centinaia di anni. Meglio scegliere quelli ricaricabili;

- Occhio anche ai surgelati! Lo so, sono comodissimi ma producono tantissima plastica. Eliminandoli - almeno il più possibile - ritornerai ad una cucina più sana anche con piatti veloci: ne guadagnerà in salute il Pianeta ma anche tu;

- Usare pannolini lavabili. Come detto sopra, uno usa e getta impiega 200 anni a degradarsi! Inoltre - solo in America - per la produzione annua di questi pannolini occorrono 80.000 kg di plastica e l’abbattimento di più di 200.000 alberi.

- Non acquistare succhi di frutta in bottiglie di plastica. Piuttosto usa quelli nel brick in cartone.


Insomma, per bloccare l'aumento esponenziale di questo "oceano" di plastica nei mari e nell'ambiente c'è un'unica soluzione nella nostra vita quotidiana: cambiare radicalmente lo stile di vita di consumo attuale e rinunciare all'usa e getta.



Meglio cosi, no?


VivereV ti invita a continuare ad interessarti al problema della plastica con le prossime uscite: c'è ancora molto da dire.




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