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  • vulcanomarino

LA MEMORIA DEL CORPO

Aggiornamento: 1 set 2022

Il corpo ci parla



Da sempre siamo stati abituati a tenere separati cervello e corpo, come se il primo non fosse altro che un controllo e l’altro un automa che esegue i comandi.


Ma non è proprio così. VivereV ti spiega perchè.


Il nostro corpo è il testimone di tutta la nostra storia e porta con sé tracce del passato e dei vissuti trascorsi, tenendo dentro la sua “memoria” i ricordi fisici legati alle esperienze e alle emozioni che sono ad esse collegate.

I nostri stati d’animo passati sono rimasti dentro e tendono a ripetersi nell’espressione corporea.

La “mappa” da leggere per decifrare i ricordi che il corpo conserva è rappresentata dal tono muscolare, dalla postura, dalle espressioni del viso, da come respiriamo, dai movimenti che facciamo…e si esprime attraverso:


-La muscolatura: quando proviamo un dolore fisico o uno spavento i muscoli - anche senza che ce ne rendiamo conto - si irrigidiscono. Può succedere che un muscolo resti anche cronicamente teso in azioni o sforzi per esorcizzare paura, per trattenere rabbia, per nascondere una vergogna. Viceversa se siamo in uno stato depressivo avviene il contrario: i muscoli diventano più rilassati per una sorta di disarmo e di resa e questo ci rende incapaci di affrontare situazioni che necessiterebbero di forza e determinazione, piuttosto che di rapidità.


-La postura: le posture riflettono il nostro sentire legato alle esperienze: chi sta curvo (sostiene pesi eccessivi), chi a testa bassa (remissività), chi rigido, chi chiuso, ecc. Se da piccoli, per esempio, siamo stati continuamente giudicati, questo si rifletterà nell’incapacità di avere movimenti sciolti e sicuri. Le posture - inconsapevolmente - possono diventare ripetitive. Così accade che ricadiamo sempre negli stessi atteggiamenti corporei e questo avrà un influsso su di noi e sui nostri interlocutori. Le posture abitudinarie rappresentano una forte limitazione nella scioltezza delle relazioni e sono fonte - sempre inconsapevolmente - di malessere e disagio.


-Il respiro: il nostro respiro cambia in conseguenza agli eventi che stiamo vivendo diventando affannoso e corto se siamo in agitazione o lento e più profondo se siamo rilassati. Ti sei mai soffermato ad osservare come respiri? Gonfi la pancia o il torace? Il respiro è un importante regolatore del nostro organismo perché agisce direttamente sugli equilibri dei sistemi interni: quello neurovegetativo, il battito cardiaco e il circuito dell’ansia. Se ci sono alterazioni permanenti queste hanno effetti notevoli sul benessere o sul disagio. Chi segue tecniche di rilassamento, yoga e meditazione lo ha ben sperimentato.


-I movimenti ripetitivi: chi di noi, nelle medesime circostanze, non ripete determinati gesti o movimenti più e più volte fino a che diventano caratteristici e peculiari? Anche in questi movimenti sono contenute le antiche emozioni che li avevano generati. Ciò significa che persiste nel tempo un’emozione antica. Chi, al contrario, è molto razionale e li controlla spesso soffre di cefalea, infiammazione alla gola, congiuntiviti e sinusiti. I movimenti caratteristici di una persona rappresentano una ricca fonte di informazioni per un terapeuta riguardo al suo stato profondo.



Il corpo ci invia continuamente segnali e comunica, non verbalmente, ciò che abbiamo dentro trasmettendolo a noi e agli altri. Solo che, di norma, non ne è consapevole né chi trasmette né chi riceve. I messaggi arrivano ma non sappiamo di cosa si tratta. Ecco perché, a volte, una persona ci lascia una sensazione non convincente anche se apparentemente è gentile, aperta e affabile.


Il nostro cervello tiene traccia degli avvenimenti già da quando siamo ancora nell’utero materno. Sappiamo bene che un bambino riceve ciò che la mamma sta vivendo durante la gravidanza e, ancor prima di nascere, ha già fatto innumerevoli esperienze che gli hanno trasmesso emozioni.

Tutte queste emozioni vissute durante la vita uterina si accumulano dentro di noi e contribuiscono a formare il carattere.


Ma il carattere non è dissociato dal corpo: siamo un tutt’uno integrato e così anche il corpo ha una sua memoria chiamata memoria periferica o implicita, inconscia e indipendente dalla memoria cognitiva e consapevole.


Ora diventa necessario parlare di William Reich (1897-1957) medico psichiatra e psicoanalista austriaco, allievo di Freud.



Fece - tra le altre - ricerche sul ruolo sociale della sessualità e sul nesso tra repressione sociale e repressione sessuale.


Fu un personaggio controverso perché era proiettato troppo avanti rispetto ai tempi in cui viveva e quindi, come spesso avviene in questi casi, rappresentava una figura scomoda.

In tempi recenti le sue scoperte e le sue intuizioni sono state rivalutate.


Reich per primo ha capito ed affermato che il corpo conserva le tracce delle esperienze, delle sensazioni e delle emozioni passate e che, con un’adeguata psicoterapia, i ricordi possono essere recuperati, portati alla consapevolezza, elaborati e superati.


Ed è importante fare questo percorso perché la memoria corporea influenza tutto il nostro modo di essere, pensare e relazionarci con noi stessi e con gli altri, a volte compromettendo tutta la nostra vita.


(Inevitabile il collegamento a Claudia Rainville ed alla sua Metamedicina di cui VivereV ha recentemente parlato: vedi La Medicina del Risveglio).


Il nostro corpo reagisce sul piano energetico, psichico e corporeo.


Quando viviamo sensazioni ed emozioni piacevoli o siamo in un ambiente accogliente piuttosto che stimolante, il nostro organismo si apre esprimendo liberamente le proprie emozioni perché si sente accolto e supportato da ciò che ha intorno. La reazione di apertura a livello psichico porterà ad un’espansione del livello energetico e anche i muscoli saranno più flessibili ed elastici.

Viceversa se ci troviamo in un contesto frustrante o pericoloso (in ogni senso), il corpo risponde contraendosi e chiudendosi per garantire a se stesso la sopravvivenza, difendersi e gestire la paura.

Se, ad esempio, viviamo un lutto può succedere che, in qualche modo, contraiamo e “ritiriamo” la nostra energia e questo corrisponde anche ad un ritiro delle emozioni che possono essere tenute nascoste, represse, ecc. Ma corrisponderà anche ad una chiusura caratteriale che si manifesta con comportamenti fisici di difesa e chiusura, portando a contrazioni muscolari o ad assumere determinate posture o espressioni del viso.



In presenza di conflitti psichici ed emozioni represse la nostra energia non ha modo di muoversi e fluire liberamente, con la conseguenza che si creerà un blocco energetico e questo andrà a ripercuotersi anche sugli altri livelli.


A livello fisico la muscolatura può subire una contrazione cronica in qualche punto del corpo; a livello emozionale ci si troverà ad avere sempre più difficoltà a provare emozioni; a livello cognitivo cominceremo a creare modi di vedere e pensare più rigidi e strutturati; a livello vegetativo potremo avere conseguenze sul sistema nervoso, simpatico e parasimpatico.

La somma di tutti questi elementi tra loro in relazione influenzerà il modo in cui il nostro carattere continuerà a strutturarsi.


Per Reich la parte energetico-emozioanle-psichica struttura il carattere (armatura caratteriale), cioè il modo di pensare, relazionarsi e comunicare con i propri peculiari comportamenti ed atteggiamenti, mentre il corpo struttura la corazza (armatura muscolare) attraverso i propri comportamenti corporei: postura di spalle, bacino, ecc. che altro non sono se non il risultato delle contrazioni croniche (blocchi energetico-muscolari).


Purtroppo costruendoci questa armatura per difenderci dal dolore, al contempo ciò ci renderà più rigidi nel fisico, ma ci renderà anche più difficoltoso vivere piacere e benessere interiore.


Con l’osservazione dei suoi pazienti Reich ha individuato sette segmenti (o livelli), in cui i blocchi energetici si strutturano e che corrispondono alle diverse fasi evolutive del bambino, sviluppando tecniche espressive ed esercizi corporei al fine di ripercorrere queste tappe evolutive per rendere più morbida la muscolatura e permettere ad emozioni e traumi di riaffiorare e liberarsi. Una volta liberate le emozioni anche le tensioni si sciolgono, la muscolatura si ammorbidisce e l’energia può fluire in modo più libero.

Secondo lui il sintomo fisico si manifesta quando l’armatura costruita in difesa viene destabilizzata perché non più in grado di affrontare stress o pericoli che arrivano sia dall’esterno che dall’interno. Quindi il sintomo è un messaggio!!!

Che ci arriva per mostrarci ciò che non va e, attraverso il quale, possiamo intervenire.


Reich ha messo a fuoco proprio questo: l’identità funzionale psiche-corpo comprendendo come i processi emozionali siano interconnessi con quelli corporei e siano uno lo specchio dell’altro e contribuendo, così, a trasformare il metodo psicoanalitico associando analisi del carattere e lavoro corporeo.


Un altro aspetto importante del lavoro di Reich, e che ormai tutti abbiamo acquisito e condividiamo, è l’aver compreso come la mancanza di contatto tra un bambino e i genitori sia spesso alla base di tanti disagi e malesseri. Perché, attraverso il contatto si trasmette anche l’amore.



Un bambino che non ha sperimentato il contatto, facilmente da adulto avrà difficoltà con le proprie emozioni, con il proprio corpo e con gli altri.


Certo, questi concetti sono ormai acquisiti ma spesso non abbiamo presente che la memoria del corpo non ha solo effetti su di noi (interni) ma ne ha anche verso l’esterno.

Gli esempi li viviamo tutti i giorni: difficoltà di trasmettere agli altri ciò che vorremmo; sentirsi sempre a disagio o con stati d’animo negativi, a volte senza saperne le vere cause; rapporti in cui ci sentiamo intrappolati o che ci provocano sofferenza; difficoltà a lasciarci andare e vivere pienamente le nostre emozioni…


La memoria del corpo - finché non si riesce ad intervenire sulle cause - rinnova continuamente rabbie, paure, dolori, ansie e modalità vecchie rimaste per tutta la vita, anche se ci sembra di averle superate.


Il nostro corpo è lo strumento attraverso il quale esprimiamo le emozioni.


E allora lavoriamo per sciogliere quelle che teniamo ingabbiate e che ci tengono costretti dentro l'armatura e liberiamo invece quelle che ci fanno Vibrare in noi, con gli altri e con il Tutto che ci circonda!!!




Fonti


Spero che l'argomento sia stato di tuo interesse e ti invito a leggere anche La Medicina del Risveglio




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