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I POLMONI DEL MONDO

Aggiornamento: 1 set 2022

Deforestazione




Prima o poi VivereV doveva parlare anche di questo, un tema che non si può ignorare.


Questo è uno dei problemi più gravi e devastanti del nostro Pianeta, una delle maggiori cause (la seconda) dell’emergenza climatica in tutto il mondo.


La deforestazione è il risultato di un'azione dissennata dell'uomo. Quando il taglio degli alberi supera il loro tasso di ricrescita, la popolazione si riduce e allora si parla di deforestazione.


Come sappiamo gli alberi vengono abbattuti per motivi commerciali e per l’espansione umana: questo riduce gli effetti positivi che gli alberi hanno sull’intero ecosistema.

Attraverso il processo di sintesi clorofilliana, infatti, assorbono l’anidride carbonica e restituiscono ossigeno. Inoltre le foreste consentono di filtrare e trattenere le acque.


Il sistema utilizzato per il disboscamento è prima il taglio e successivamente l'incendio, quest’ultimo viene fatto perché dopo l’abbattimento degli alberi rimane ancora il sottobosco da eliminare.


Questa pratica la si può tranquillamente definire criminale perché accelera i fenomeni di erosione con conseguenti frane, smottamenti e alluvioni (con ingenti danni alla popolazione e morti), devasta territori e biodiversità, distrugge tutte le specie viventi - piante ed animali – e riduce sempre più i territori a disposizione degli indigeni che vi abitano.


Quali le cause:

- Necessità di legname come combustibile: per un terzo della popolazione mondiale è ancora la materia prima per riscaldarsi;

-Richiesta di legno pregiato che deriva dalle foreste equatoriali e tropicali (il commercio internazionale di legno illegale è la seconda fonte di reddito per la criminalità organizzata dopo il traffico di stupefacenti). Ricordiamoci che l’Italia importa l’80% del legno che utilizza…;

- Industrie interessate alle materie prime: multinazionali produttrici di carne, olio di palma, cosmetici, cacao, gomma, minerali, terre rare, caffè, canna da zucchero;

- Necessità di nuove aree coltivabili. Buona parte della popolazione mondiale vive ancora con un’economia di sussistenza, e ne ha effettivamente bisogno. Il problema è che queste aree vengono però acquistate da speculatori per sfruttamento edilizio o minerario, costringendo gli indigeni a ricercare altra terra e a continuare il disboscamento;

- La maggior parte in assoluto di aree coltivabili sono utilizzate per le colture di cereali, mais e soia per i grandi allevamenti intensivi (responsabili dell'80% della deforestazione), a causa dell’enorme richiesta da parte dei paesi occidentali di carni, latte e derivati e pellame.


Quali le conseguenze:

- Cambiamenti climatici e rischio idrogeologico. I cambiamenti del clima interessano direttamente anche ogni singola regione. Il dissesto idrogeologico aumenta, accrescendo anche il rischio di frane, alluvioni e smottamenti.

- L’effetto serra si intensifica. Sappiamo bene che le piante, attraverso il processo di sintesi clorofilliana trasformano l’anidride carbonica in ossigeno. Con la diminuzione degli alberi aumenta la CO2 e, quindi, il surriscaldamento e l’effetto serra. La deforestazione è il scecondo responsabile, come detto, di emissioni di micidiali gas serra (decine di miliardi di tonnellate all'anno di CO2);

- Diminuzione di biodiversità: numerose specie animali e vegetali sono minacciate gravemente, sterminate e rischiano l’estinzione definitiva (alcune sono già estinte);

- Minaccia alle popolazioni indigene che vengono relegate in aree sempre più ridotte di quel che resta delle loro foreste;

- Aumento del rischio di infiammabilità della foresta, perché quello che costituisce un ambiente fitto e umido rimane più esposto e secco.

- Desertificazione come conseguenza indiretta. I territori disboscati per far posto alle colture intensive, dopo essere stati sfruttati, restano sterili e si trasformano in deserti.



Nel 2010 circa 4 miliardi di ettari del Pianeta erano ricoperti da foreste. Nel 2018 25 milioni di ettari erano ormai distrutti.


I paesi più colpiti: Messico, Brasile, Colombia, Cina, Congo, Nigeria, India, Birmania, Indonesia, Malesia, Thailandia.


In particolare la Foresta Amazzonica, che costituisce una delle aree più importanti del Pianeta, sia perchè è il più grande bacino di biodiversità del mondo ma anche per il ruolo ecologico che svolge nel controllo del clima mondiale: è il suo polmone, almeno quel che ne resta.



Si è formata nell’Eocene ed esiste da almeno 50 milioni di anni (fin dal tempo dei dinosauri); in essa vivono miliardi di alberi e migliaia di specie diverse. Gli alberi di questa foresta sono 60 volte di più di tutti gli esseri umani sul Pianeta.


La Foresta Amazzonica è minacciata e sfruttata da più di 50 anni (dal 1970) e continua a subire l’annientamento di vastissime aree della sua superficie. Tra agosto 2020 e quest’ultimo luglio (2021) la deforestazione dell’Amazzonia è aumentata di quasi il 22% rispetto allo stesso periodo precedente, arrivando così a stabilire un drammatico record negli ultimi 15 anni.

Nella Foresta Amazzonica vivono le ultime popolazioni indigene ancora incontaminate dalla modernità ma sempre più minacciate.


In totale sono stati disboscati 13.235 kmq.


L'Indonesia, circa100 anni fa, era interamente ricoperta da foresta pluviale. Dal dopoguerra la deforestazione ha raggiunto tassi spaventosi. Ad esempio dal 2000 al 2012 sono andati persi 6 milioni di ettari.


I paesi sviluppati - attraverso le grandi multinazionali - sono i primi responsabili in assoluto della deforestazione e - purtroppo - si ritengono in pieno diritto di sfruttare queste foreste.


Tutti i tentativi per ridurre questo gravissimo danno al Pianeta per ora sono stati totalmente vani.


Nel 2005 il satellite Aqua della NASA ha fotografato, nel solo mese di agosto, 200.000 roghi che hanno causato la morte di esemplari rari della fauna selvatica.



Nel 2009 Greenpeace, dopo tre anni di indagini sotto copertura, ha denunciato cosa avveniva in Amazzonia e lanciato una campagna per tutelare la Foresta Amazzonica e ha dichiarato:


“Un paio di scarpe Geox, Nike o Adidas, un divano di pelle Chateaux d’Ax, un pasto a base di carne Simmenthal o Montana possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo e sul clima del nostro pianeta”

Nel 2014 è stato siglato un accordo durante il vertice ONU Climate Summit che prevedeva uno stop al taglio degli alberi nel 2030 (16 anni!!!) e il ripristino di 350 milioni di ettari di foreste, stimando così una diminuzione di CO2 tra 4,5 a 8,8 miliardi di tonnellate. Parole


Nel Sustainable Development Goals approvato nel 2015 dall’ONU si dichiara: “entro il 2020 promuovere l’attuazione di una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, fermare la deforestazione, il ripristino delle foreste degradate e aumentare notevolmente la riforestazione a livello globale”. Parole


Nel 2017 Greenpeace lancia l’iniziativa “scrittori per le foreste”. Molti scrittori si sono impegnati a chiedere ai loro editori di stampare solo su carta riciclata. Bella idea, piuttosto di niente, ma piccola cosa in confronto a ciò che bisogna affrontare a livello globale.


La lotta contro la deforestazione si è fermata con l’unico accordo di Glasgow (COP26 - novembre 2021) nel quale 131 paesi si sono impegnati a fermarla entro il 2030 e dove sono stati stanziati 20 miliardi di dollari per arrivare alla “deforestazione zero”.


Ma in quest'accordo ci sono anche dei punti poco chiari.

Intanto non è previsto alcun tipo di sanzione, non si sa bene come si intende raggiungere l’obbiettivocome saranno erogati i fondi e una chiara definizione di deforestazione non è stata formulata.

Intanto Indonesia e Brasile, ad esempio, stanno mettendo in atto politiche che incoraggiano piantagioni commerciali, contraddicendo quindi ciò che hanno appena promesso.

Gli ambientalisti vedono questa grande promessa di Glasgow, volta ad azzerare il disboscamento entro il 2030, come una chimera…


L’accordo di Glasgow non basta: non è possibile limitare il riscaldamento globale a +1,5 senza preservare le foreste e il fondamentale ruolo che hanno nel pianeta le piante (assorbono dall’aria almeno un quarto dell’inquinamento che produciamo).


E’ necessario un controllo rigoroso da parte dell'Unfccc (Convenzione Onu sui cambiamenti climatici) sui 131 paesi - che racchiudono oltre il 90% dei polmoni del pianeta - se si vuole fermare veramente la deforestazione entro il 2030 (che rappresenta comunque un tempo lungo: ben 8 anni in cui si continuerà a fare scempio delle foreste).


Di tutte le azioni volte a mitigare il surriscaldamento climatico il 33% dipendono proprio dalla salvaguardia delle foreste.



Le multinazionali devono terminare questa deforestazione selvaggia, da loro messa in atto da decenni, trovando una loro convenienza con metodi alternativi – che ci sono e abbondantemente.


Ma non è facile. Gli interessi sono altissimi.

L’organizzazione inglese Carbon Disclosure Project ha chiesto a 1.303 società di fornire dati e dimostrazioni riguardo alle loro azioni contro la deforestazione. Hanno risposto solo in 272.

Rinunciare a deforestare comporta necessariamente dei costi e le multinazionali e i loro azionisti ne sono spaventati.

Tanti di loro parlano di sostenibilità, ma attenzione alle pubblicità ormai ampiamente diffuse in televisione!!!: spesso è solo un riempirsene la bocca, perchè la tendenza del momento è questa e le aziende si danno da fare per cercare di rifarsi un'immagine, molto spesso solo assolutamente parziale e di facciata.


Meglio prendere l’abitudine di scansionare il QR Code di ogni prodotto per verificare la filiera. Tantissimi prodotti non ce l’hanno perché non possono dimostrare l’origine e la tracciabilità degli stessi, quindi non sono affidabili. Ma anche acquistare oggetti e mobili in legno con la certificazione FSC (Forest Stewardship Council) o Pefc (Programma per il mutuo riconoscimento degli schemi di certificazione forestale). Sono marchi che garantiscono che il legno è realizzato in modo da conservare le foreste primarie.




E’ un problema che va affrontato su scala globale, non tralasciando mai i gesti e le scelte quotidiane dei singoli e delle associazioni - come sempre VivereV invita a fare - quindi lavorando anche sulla sensibilizzazione.


Qualche esempio positivo di impegni che hanno avuto successo:

Il Costa Rica è l'unico Paese ad essere riuscito a fermare la deforestazione ed aver invertito la rotta, già dagli anni ‘70, facendo ricrescere vaste aree di bosco.

Il sistema è stato quello di aver riconosciuto ai contadini che mantenevano intatte le foreste sulle loro proprietà un compenso economico proporzionale al valore generato alle foreste ("pagamenti per i servizi ecosistemici").

Per questo programma, il Costa Rica ha vinto recentemente, nel 2021, il primo Earthshot Prize.

Anche il Brasile ha ridotto la deforestazione in Amazzonia dell'80%, tra la fine degli anni 2000 e l'inizio del 2010 mettendo in atto nuove leggi ambientali, migliorando la sorveglianza del disboscamento illegale (sul campo e da satellite) e mettendo una moratoria sulla produzione di soia.

Ma - come purtroppo tutti ben sappiamo - la deforestazione ha avuto un’accelerazione sotto la presidenza di Bolsonaro, che ha eliminato tali misure mettendo in atto una corsa sfrenata all’accaparramento di terre fertili, con tagli su vasta scala e incendi che hanno spianato la strada ad agroalimentari, industrie minerarie, compagnie energetiche, commercio di legnami pregiati…



Anche Indonesia e Malesia hanno rallentato la deforestazione istituendo una moratoria sull'espansione dell'olio di palma. Purtroppo l'Indonesia non rinnoverà tale iniziativa...


I paesi sviluppati stanno mettendo in atto misure di rimboschimento ma questo non è sufficiente e non risolve le gravi ed estese conseguenze della perdita di biodiversità continuamente e massicciamente in atto.


Ma nella speranzosa attesa (?) che i governi finalmente si tirino su le maniche ed agiscano realmente e definitivamente riguardo questo scempio che procede verso l'irreversibilità, tu puoi sempre fare la differenza. Nel piccolo di ciascuno di noi, se unito a sempre più persone, un certo peso si può avere.


Ecco cosa puoi fare:


- Utilizza risorse di legno rinnovabile, certificato FSC o Pefc;

- Non acquistare oggetti in tek o legni esotici. Di solito si presentano come legni scuri e resistenti (l’80 per cento del legno dell’Indonesia è di provenienza illegale. Lo stesso vale per il Brasile e l'Africa). L’unica garanzia è sempre Fsc o Pefc;

- Scegli legno grezzo: è il materiale più ecologico ed efficiente per costruire. Per la sua produzione, non c’è inquinamento nè emissioni di CO2. I legni da preferire sono; rovere, larice, pino, abete, faggio. Di origine locale e proveniente da coltivazioni controllate ed ecosostenibili, a gestione responsabile.

- Riduci i consumi, specilamente quelli di cui non hai veramente necessità;

- Riduci il consumo di carta e usa sempre quella riciclata. Scegli quella che non proviene da foreste (valgono sempre le stesse certificazioni). Lo sai che secondo stime del Wwf, solo per la carta igienica finiscono nel water in Europa oltre 270.000 alberi all’anno?

- Acquista da aziende che adottano politiche rispettose delle foreste, appoggia quelle che si distinguono per comportamenti sostenibili e che offrono prodotti con buone performance ecologiche, per tutto! Anche gli alimentari;

- Boicotta tutte le aziende coinvolte nello sviluppo non sostenibile del Pianeta. Riguardo questi due ultimi punti ti potrà essere utile consultare la Lista Nera e, in parallelo, la Lista Bianca (ancora incomplete perchè sempre in divenire);

- Riduci il consumo di carne o, meglio, eliminala del tutto. Come abbiamo visto i grandi allevamenti intensivi sono tra i maggiori responsabili della deforestazione e dell'emissione di CO2 nell'ambiente;

- Non mangiare gamberetti: l'habitat di questi animali sono le foreste di mangrovie che retrocedono costantemente a causa dello sfruttamento del legname, dell’inquinamento e, in misura sempre maggiore, proprio dell'allevamento di questi animali, specialmente in Asia, che rifornisce l’80 per cento della produzione mondiale;

- Acquista prodotti - possibilmente locali - tracciabili con il QR Code (anche se non sempre sono presenti tutti i dati);

- Non comprare prodotti contenenti OGM che, oltre ad essere potenzialmente dannosi alla salute, sono responsabili di estesa deforestazione per la loro coltivazione;

- Preferisci prodotti con imballaggi razionali, light o ecologici;

- Abbandona l'abitudine dell'”usa e getta”;

- Sensibilizza gli altri, partecipa a campagne di sensibilizzazione per l’ambiente e la difesa della natura;

- Per brevità, integra leggendo anche i consigli su L'Albero della Vita e Zero Waste.




Mi auguro che tutto ciò possa essere stato di interesse e utililtà per comprendere ciò che sta avvenendo da decenni e, di conseguenza, portarti ad una piena consapevolezza delle tue scelte quotidiane per fare la differenza!





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